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Les Buffons

“L’osceno è sempre stato l’arma più efficace per abbattere il ricatto che il potere ha piazzato nel cranio della gente, inculcandole il senso di colpa, la vergogna e l’angoscia del peccato e da ciò prende spunto il buffone." Machiavelli consigliava al Principe: “Date a un popolo la convinzione d’essere colpevole, non importa di che, e vi sarà più facile governarlo”. Che grande trovata quella di farci nascere già colpevoli, con una colpa (quella originaria) da scontare o lavare! Punto di partenza di questo stile è un lavoro di ricerca letteraria e pittorica sul grottesco; attraverso la pittura di Bosch, Bruegel e Goya viene individuata la presenza beffarda ed inquietante del buffone, abitatore delle paludi, dei sobborghi, delle corti medievali, delle cattedrali gotiche.

Secondo Jung una combinazione di tipici motivi “buffoneschi” si incontra nella figura alchimistica di Mercurio: “la tendenza a giocare tiri maligni, ora divertenti ora cattivi; la facoltà di trasformarsi; la sua duplice natura, animale e divina al tempo stesso; il suo umorismo inopportuno o per la mancanza di serietà nei rapporti umani; il suo essere esposto a ogni genere di tortura e il suo approssimarsi alla figura di un salvatore…un eroe negativo che ottiene con la sua scempiaggine ciò che altri non riescono a ottenere.

Gli uomini indossano un camiciotto rinforzato con protesi che ingrandiscono ventre e glutei ostentando un vistoso fallo in cuoio. Sono parodie di soggetti delle tragedie o la drammatizzazione farsesca di situazioni tratte dalla vita quotidiana.

In epoca Elisabettiana i giullari di corte, i buffoni venivano individuati e “comprati” tra chi nel popolo presentava deformità fisiche o mentali, Willeford ha anche descritto il gusto aristocratico per le deformità fisiche che si andò diffondendo dal 1566, anno in cui quasi tutti deformi servirono a un banchetto offerto dal Cardinale Vitelli a Roma. L’anomalia fisica e mentale del Fool danneggia il funzionamento della sua volontà e le difficoltà che ne conseguono acquistano un’importanza fondamentale per la rappresentazione dell’attore.

Coloro che violano l’immagine dell’uomo e che fanno di questa violazione una messinscena, riescono a trovare un integrazione nella società.

“La malformazione di nani, gobbi e storpi, si riflette nell’abito del Fool che, pur essendo il più delle volte un’accozzaglia di elementi caotici e sproporzionati, riesce, talvolta, a comporre questi stessi elementi in un disegno equilibrato e armonico”.

Il Fool esordisce come reietto, parassita e barbone, poi, nel corso della sua messinscena, può dimostrare di essere più potente del re, con l’intelligenza e la vitalità di chi è distaccato dalla sua stessa follia e da quella del mondo” (Willeford, 1998).

Il Fool quindi prendeva legittimità da quel potere che poi, tramite la sua arte e la sua natura, ridicolizzava, che prendeva in giro con lazzi e scherzi.

In Francia essere buffoni significava avere una vera e propria carica. In questo paese nacque il primo buffone riconosciuto, Geoffroy, che visse alla corte di Filippo V il Lungo (XIV secolo), e i buffoni mantennero la carica fino al 1662, anno in cui fu soppressa, anche se i buffoni rimasero operanti fino alla Rivoluzione. Questi buffoni vestivano abiti speciali.

Nella Sacra rappresentazione ci sono i “Frammessi”, con carattere comico – rusticano, perché sulla scena c’è riflessa la vita quotidiana, con la satira del contadino. In queste rappresentazioni si esibiscono i buffoni che mettono in scena figure di storpi, deformi, nani e talvolta lo sono essi stessi.

Nel medioevo il buffone incarnava la “follia”, il contrario, un po’ come il matto o l’impiccato nelle carte dei tarocchi, e dava voce alla paganità, fortemente contrastata da una chiesa altera e feroce. Si ritrovano rappresentazioni buffonesche che spesso mostrano sghignazzanti il proprio sesso e si esibiscono in accoppiamenti provocatori con animali, sirene e arpie. Ricordando infatti come ogni mezzo, anche l’osceno e il volgare, venivano in passato utilizzate pur di provocare una reazione agli abusi di potere.

Distruggere, col far ridere, questa angoscia, è sempre stato l’impegno principale di questi anomali comici.

Di Cui

L’obiettivo è sdrammatizzare situazioni o personaggi storici, politici, d’attualità o in qualche modo riconoscibili, attraverso la satira e la provocazione, con una messa in scena dell’infelice condizione umana e delle complicazioni del dramma personale attraverso l’ironia tipica del Buffone.

I ritratti devono avere un trattamento grottesco, amaro, dark e gli attori devono trovare espressioni o comunicazioni non verbali, costumi, trucchi e oggetti (poco ingombranti) che più si addicano e aiutino la loro interpretazione di un Buffone moderno.

Saranno principalmente primi piani, per concentrarsi sul carattere “vivace” del buffone, che attua una rappresentazione guardando alla camera. Qualche mezzo busto e pochi piani americani. Questi ultimi due soprattutto quando la figura si presta all’assenza di costumi (dicasi nudità, qualsivoglia di petto o di braghe).

Il background, nero o scarno quanto un muro scrostato, deve lasciare immaginare ambienti lugubri e fatiscenti come le soffitte o gli scantinati dove questi folli deformi senzatetto vivevano alle origini.


Michele Casiraghi